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j 67656 01Agevolazione prima casa, spetta in caso di riacquisto?

L’Agenzia delle Entrate spiega le condizioni per godere del beneficio anche in caso di comunione dei beni

20/12/2018 – È possibile godere dei benefici per l’acquisto della prima casa anche in caso di acquisto di una nuova abitazione principale? Come influisce sul beneficio l’essere in comunione dei beni?


Agevolazioni prima casa in caso di riacquisto

L’Agenzia ha ricordato che se un contribuente ha venduto la casa che aveva acquistato usufruendo dei benefici prima casa (registro, Iva, imposte ipotecarie e catastali), nei cinque anni dall’acquisto, può (entro un anno dalla vendita) acquistare un’altra abitazione con gli stessi benefici.
 


In questo caso si può beneficiare di un credito ai fini dell’imposta di registro e dell’Iva pari all’ammontare dell’imposta di registro, o dell’Iva, corrisposta in relazione al primo acquisto agevolato.
 
È possibile beneficiare dell'agevolazione anche nell’ipotesi in cui il contribuente proceda all’acquisto della nuova abitazione prima della vendita dell’immobile già posseduto che deve comunque avvenire entro un anno dalla data del nuovo acquisto.
 

Agevolazioni prima casa in caso di comunione

L’Agenzia ha specificato che il credito ha natura personale. Esso, infatti, compete al contribuente che, al momento dell’acquisizione agevolata dell’immobile, ovvero entro un anno dall’acquisto, abbia alienato la casa di abitazione da lui stesso acquistata con le agevolazioni.
 
Ne consegue che qualora l’immobile alienato o quello acquisito risultino in comunione, il credito d’imposta deve essere imputato agli aventi diritto rispettando la percentuale della comunione.
 

Agevolazione acquisto prima casa: in cosa consiste

Ricordiamo che l’agevolazione per l’acquisto della “prima casa” consente di pagare imposte ridotte sull’atto di acquisto di un’abitazione (ad eccezione di quelle in categoria catastale A1, A8 e A9) se ci sono le condizioni adatte.
 
Chi acquista da un privato (o da un’azienda che vende in esenzione Iva) deve versare un’imposta di registro del 2%, anziché del 9%, sul valore catastale dell’immobile, mentre le imposte ipotecaria e catastale si versano ognuna nella misura fissa di 50 euro.
 
Se invece il venditore è un’impresa con vendita soggetta a Iva, l’acquirente dovrà versare l’imposta sul valore aggiunto, calcolata sul prezzo della cessione, pari al 4% anziché al 10%. In questo caso le imposte di registro, catastale e ipotecaria si pagano nella misura fissa di 200 euro ciascuna



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